Cellulite: Le novità

Abbiamo finora parlato del rapporto tra peso, grasso e cellulite. Questa equazione è quella da sempre ritenuta più verosimile: “…se perdo peso non avrò più la cellulite…”.

In realtà, per eliminare o ridurre la cellulite non basta perdere peso, anzi, a volte la perdita di peso, che riguarda in maggior misura la parte alta del corpo, peggiora il dismorfismo. Infatti, il grasso localizzato nelle regioni interessate dalla cellulite sembra non rispondere agli stimoli lipolitici tra cui la classica dieta ipocalorica. Per cui tutte le rinunce alimentari e gli innumerevoli sforzi fisici non bastano spesso a risolvere il problema; se lo migliorano non lo fanno in maniera definitiva.

Perché?
Il grasso in eccesso, ed in particolare il grasso che si accumula nelle zone interessate dalla cellulite, è meno vascolarizzato rispetto al tessuto adiposo che definiamo fisiologico. Infatti, all’aumentato accumulo del grasso non si accompagna un corrispondente aumento della vascolarizzazione e, laddove il grasso non sia in eccesso, vi può essere lo stesso un problema vascolare per stasi venosa e linfatica.
Ciò comporta un minore afflusso di sangue arterioso e di O2.
Ricordiamo inoltre che molte donne presentano un’anemia sideropenica, anche per scarso o inadeguato introito calorico giornaliero, che riduce l’ossigenazione dei tessuti. Alcune donne fumano e questo non solo riduce l’ossigenazione dei tessuti, ma aumenta anche la produzione dei radicali liberi. Molte donne sono ipotese ed anche questo riduce l’arrivo di sangue in periferia.

L’ipossia che ne consegue provoca:

1.Riduzione della lipolisi, cioè della scissione dei trigliceridi all’interno degli adipociti;
2.Aumentata produzione di lattato (il tessuto adiposo sottocutaneo è una fonte importante di lattato) che sembra esplicare una ulteriore inibizione sulla mobilizzazione del grasso sottocutaneo.

Noi riteniamo che l’ipossia possa avere un ruolo nel provocare processi di ossidazione locale che peggiorano la cellulite.
Tale ruolo avverrebbe per:

1.Danno diretto dell’acido lattico sulla membrana cellulare degli adipociti,
2.Aumentata produzione di radicali liberi in grado di esplicare un danno alle membrane cellulari degli adipociti (perossidazione lipidica di membrana).

In entrambi i casi, il danno alla membrana la renderebbe meno sensibile all’azione dei fattori lipolitici (ormoni surrenalici, ormoni tiroidei, glucagone, IGF-1, stimolazione alfa e beta bloccante, ecc.). La cellula adiposa è, infatti, una cellula metabolicamente attiva che gioca un ruolo centrale nel controllo dell’equilibrio energetico dell’organismo.
Nella sua membrana sono presenti i recettori a cui si legano i diversi ormoni che hanno attività lipogenetica (insulina, estrogeni) o lipolitica (ormoni tiroidei, surrenalici, androgeni). E’ fondamentale che la membrana della cellula adiposa sia integra.
Se la membrana è danneggiata la cellula adiposa ridurrà la sua funzione metabolica e non sarà in grado di liberare i grassi in essa depositati. Oltre all’ipossia, un altro ostacolo alla corretta funzione della cellula adiposa è rappresentato dal danno indotto dai radicali liberi sulla componente fosfolipidica della membrana.

Ma cosa sono i radicali liberi?

I radicali liberi, pur formandosi dal normale metabolismo cellulare durante il processo di produzione di energia, possono trasformarsi, se in eccesso e non ben bilanciati dalle difese dell’organismo, in sostanze distruttrici di tutto ciò che incontrano sul loro percorso e, dunque, la parete delle cellule, i recettori ormonali, le proteine, i mitocondri, il DNA e tutti i componenti cellulari fino alla morte della cellula. I danni indotti dai radicali liberi conducono allo sviluppo delle malattie correlate all’età: il nostro organismo diventa, con l’avanzare degli anni, più vulnerabile al danno dei radicali liberi.Quali sono le difese dell’organismo in grado di proteggerlo dal danno dei radicali liberi?L’unica protezione possibile è rappresentata da una sufficiente produzione di sostanze antiossidanti. Queste costituiscono un sistema di difesa e consistono in un gruppo di enzimi e nutrienti in grado di stabilizzare i radicali liberi impedendone gli effetti nocivi.Per intendere meglio cos’è l’ossidazione provate a pensare alla mela che, una volta aperta, diventa scura o ai metalli che arruginiscono o alle comuni batterie di radio e telecomandi (…si sono ossidate…diciamo quando vediamo del materiale verdastro all’estremità). Ebbene, allo stesso modo le proteine e i lipidi delle membrane cellulari possono diventare rancidi per effetto dell’ossidazione. Il ruolo degli antiossidanti è quello di proteggere le componenti vitali e funzionali delle cellule, legandosi essi stessi ai radicali liberi ed annullandone gli effetti nocivi. Come se si offrissero martiri per una giusta causa.

Rapporto tra radicali liberi e cellulite: la perossidazione lipidica delle membrane cellulari.

La reazione tra i radicali liberi e le proteine e i lipidi di membrana che sono i componenti fondamentali della membrana cellulare, comporta una riduzione della efficacia dei sistemi di comunicazione tra l’ambiente intracellulare e i segnali esterni alla cellula. Per questo motivo la cellula risulta meno sensibile o del tutto insensibile agli stimoli nervosi o ormonali che giungono dall’esterno, non riesce più ad assorbire i nutrienti e, al tempo stesso non è in grado di eliminare i prodotti dannosi. Tutto ciò, alla lunga, conduce alla morte della cellula e al danno tessutale. Per quanto riguarda la cellula adiposa, essa non sarà più sensibile agli stimoli endogeni (ormonali e nervosi) e esterni (diete ipocaloriche, attività fisica) che portano il segnale di liberare il grasso in esse depositato (stimolo lipolitico).
Per questo motivo, tutti gli sforzi alimentari e fisici non producono risultati soddisfacenti nelle zone interessate dalla cellulite. E’ evidente che ciò è vero soprattutto per quei tipi di cellulite in cui la condizione di stress ossidativo locale e generale è più marcata.

In questi casi, uno dei segni più facilmente apprezzabili è il dolore alla pressione della regione interessata dalla cellulite. In questi casi potrebbe essere in gioco un danno delle ramificazioni nervose terminali o, in alcuni casi, il dolore può essere dovuto alla presenza in loco di acido lattico, la cui produzione è conseguente al ridotto arrivo di ossigeno per i motivi di cui abbiamo parlato in precedenza (ipossia del tessuto adiposo). Una riduzione del peso corporeo interesserà le regioni del corpo dove il grasso è più vascolarizzato, come il volto e il seno ad esempio: proprio le zone dove sarebbe auspicabile il mantenimento di una discreta quota di grasso sottocutaneo.
Proteggere le nostre cellule dal bombardamento dei radicali liberi significa inoltre proteggere il nostro corpo dall’insorgenza di molte malattie.
Ma i radicali liberi non si formano soltanto all’interno del nostro organismo in conseguenza di processi biochimici comunque vitali e dunque bilanciabili in un organismo sano, ben funzionante e con un equilibrio metabolico ottimale.

I radicali liberi possono provenire dal mondo esterno attraverso la contaminazione di sostanze tossiche che definiamo genericamente inquinanti ambientali.

Gli inquinanti ambientali.

L’ambiente che ci circonda e con il quale abbiamo scambi continui, è in grado di influenzare enormemente il nostro ambiente interno attraverso l’aria che respiriamo e tutto ciò che introduciamo con gli alimenti e le bevande. Molte sostanze presenti nell’ambiente sono tossiche, sono in grado cioè di stimolare la produzione di radicali liberi dopo essere state introdotte nell’organismo o addirittura contengono esse stesse radicali liberi.
L’ossido di azoto presente nell’aria inquinata, il fumo di sigaretta che respiriamo direttamente o passivamente, alcuni gas presenti nell’atmosfera, l’ozono, gli scarichi di motori, sono esempi di sostanze tossiche che introduciamo con la respirazione e che producono radicali liberi.
I pesticidi, gli agenti chimici, sostanze alimentari modificate e le radiazioni, sono esempi di tossine che noi ingeriamo.