Il principale effetto della tiroxina è quello di esaltare l’attività metabolica di quasi tutti i tessuti (in altri, come nel cervello, questo non avviene per un meccanismo di difesa nei confronti di un eventuale eccessivo consumo di glucosio che le cellule nervose non sono in grado di produrre). La velocità di utilizzo degli alimenti a scopo energetico risulta notevolmente accelerata in presenza di dosi alte di ormoni tiroidei.
La tiroxina stimola l’utilizzo di tutti i substrati energetici con predilezione per quelli più facilmente utilizzabili e, dunque, il glucosio prima di tutti; al tempo stesso stimola la lipolisi ed è in grado di intaccare la quota proteica (azione catabolica) quando non sono più disponibili carboidrati e grassi a scopo energetico.
In questi ultimi anni si è assistito ad un sensibile aumento dell’utilizzo di ormoni tiroidei. Le motivazioni vanno ricercate in un indubbio aumento delle malattie della tiroide a cui non sono estranee le vicende di inquinamento atmosferico molto gravi che sono avvenute negli ultimi decenni. E la tiroide è una sorta di spugna in grado di assorbire sostanze radioattive presenti nell’ambiente, come del resto deve fare per assorbire lo iodio necessario alla produzione degli ormoni.
Oltre a terapie ampiamente giustificate da patologie tiroidee definitivamente diagnosticate, esiste un ampio spazio in cui l’utilizzo degli ormoni tiroidei trova la sua ragione di impiego, non sempre giustificata, dalla relazione esistente tra ormoni tiroidei e aumento del metabolismo.
Per ogni paziente che si sottopone a visita specialistica per perdere peso o per risolvere la sua cellulite, viene richiesta, a ragione, la valutazione della funzione tiroidea.
Nella quasi totalità dei casi i valori degli ormoni tiroidei risultano essere nella norma. Ma, anche questo è vero in parte. In effetti, se ci si limita a collocare tali valori tra il valore minimo e quello massimo previsto per il determinato ormone le cose sembrerebbero così.
Di fatto, occorre un’attenta valutazione non solo dei valori degli ormoni tiroidei (T3 e T4) o, meglio, delle frazioni libere di tali ormoni (FT3 ed FT4) ma anche del TSH (ormone ipofisario che stimola la funzione della tiroide), della tireoglobulina e degli anticorpi, per non parlare del rT3, ma qui entreremmo in un campo più complesso.
Occorre dire a questo punto che il ruolo degli ormoni tiroidei è quello di esaltare l’attività di quasi tutte le reazioni chimiche di tutte le cellule dell’organismo con aumento del dispendio energetico (metabolismo basale). Nei soggetti normali, di solito, il metabolismo basale può presentare variazioni comprese tra il 10 e il 15% in più o in meno rispetto al valore normale (medio) mentre negli ipertiroidei si riscontrano valori del 40-80% superiori al normale e negli ipotiroidei si hanno dei valori del 40-50% al di sotto della norma.
Nella maggior parte delle pazienti che presentano valori di ormoni tiroidei ai limiti inferiori della norma, tale riduzione potrebbe essere funzionale, potrebbe cioè essere la conseguenza di un periodo più o meno lungo di dieta ipocalorica. Perché?
Quando si assumono poche calorie, la tiroide riduce la sua funzione in modo che tali calorie possano bastare per il corretto funzionamento delle reazioni vitali dell’organismo. Questa reazione è un sistema di difesa che il nostro organismo mette in atto per resistere a lunghi periodi di mancanza di cibo. In questi casi il consumo di energia del nostro organismo si riduce al minimo per consentire un più lungo periodo di buon funzionamento: un po’ come quando va via la corrente e automaticamente scatta una luce secondaria molto più fioca che mantiene solo la possibilità di non restare completamente al buio. Nei casi di digiuno, soprattutto prolungato, il metabolismo basale si riduce e l’organismo produce meno energia e disperde meno calore (si sente più freddo). Ecco il motivo per cui nel corso di diete ipocaloriche, dopo una prima fase in cui si perde peso segue una fase in cui diventa praticamente impossibile perdere anche pochi grammi. E’ scattata in questi casi la valvola di sicurezza che fa lavorare il nostro organismo a costi energetici molto bassi. Se poi la dieta ipocalorica non ha preservato la massa muscolare, allora ciò avviene in modo ancora più evidente, perché si riduce la quantità di muscolo in grado di bruciare gli zuccheri.
Inoltre, compaiono una serie di sintomi di vero e proprio malessere: mancano le forze, ci si stanca facilmente, si diventa svogliati, si dorme male, si riducono le difese immunitarie e si diventa nervosi ed intrattabili. In alcuni casi cadono i capelli, le unghie diventano fragili e si riduce il desiderio sessuale.
Per discernere tra una ridotta funzione tiroidea funzionale ed una organica occorre tener presente dell’anamnesi (soprattutto familiare) e considerare il valore del TSH e degli anticorpi anti tiroide. Il primo valore risulterà più alto nei casi di riduzione organica della funzione tiroidea e gli anticorpi alti forniranno una conferma a tale diagnosi. E’ in questi casi che la somministrazione di ormoni tiroidei oltre che utile per perdere peso è richiesta per motivi terapeutici.
Negli altri casi, la somministrazione di ormoni tiroidei può essere considerata solo se accompagnata ad un ripristino di una dieta maggiormente calorica e per un periodo comunque limitato. Infatti, l’associazione tra somministrazione aggiuntiva di ormoni tiroidei e dieta ipocalorica, soprattutto se con scarsa presenza di carboidrati, può provocare un aumento del catabolismo proteico con perdita della massa muscolare e comparsa della cellulite.
A questo punto vorrei soffermarmi su una questione particolare.
Abbiamo visto che anche in condizioni di normalità vi è una differenza valutabile nell’ordine del 30 % tra individuo ed individuo. Per questo motivo alcune persone, a parità di introito calorico, hanno comunque maggiore facilità ad aumentare di peso o maggiore difficoltà a perderlo.
In questi casi, esiste la possibilità di somministrare una dose di iodio ad immediato rilascio che aiuti a bruciare con più facilità le calorie provenienti dall’introito alimentare soprattutto rappresentato da carboidrati e zuccheri semplici. Ma questa opportunità va valutata singolarmente in considerazione delle importanti controindicazioni ed effetti collaterali di tale impiego terapeutico.