Cominciamo con il descrivere lo strato cutaneo che con il classico aspetto “a buccia d’arancia” rende visibile il problema.
La cute o pelle è un organo che ricopre la superficie del corpo ed è costituita da due componenti: l’epidermide, in superficie, e il derma, in profondità, divisi da una lamina. Al di sotto del derma si trova un tessuto detto appunto sottocutaneo o ipoderma. Si tratta di un tessuto connettivo, così denominato perché appunto adempie alla funzione di connettere altri tessuti tra di loro nella formazione degli organi.
Secondo alcuni lavori, sarebbe proprio la discontinuità e la irregolarità dello strato connettivale situato immediatamente al di sotto del derma e che lo separa dal tessuto adiposo sottostante, a provocare la protrusione delle cellule di grasso entro il derma. Tale irregolarità, presente solo nelle donne e nelle regioni interessate dalla cellulite, risente del corredo ormonale, per cui negli uomini la stessa lamina connettivale risulta più spessa e continua e, tra le donne, potrebbe essere in gioco la variabilità individuale del rapporto tra estrogeni ed androgeni o una maggiore recettività periferica alla loro azione.
(rif. Bibliografici: 1 Rosenbaum, 2 Pierard,).
Il tessuto connettivo è formato da due componenti: le cellule e una sostanza che si trova tra le cellule e detta per questo motivo intercellulare; questa sostanza contiene al suo interno una parte organizzata in fibre e una parte liquida (liquido interstiziale).
Il ruolo importantissimo della sostanza intercellulare. Non è difficile comprendere che se le cellule fossero direttamente collegate l’una con l’altra, senza che tra di esse non vi fosse alcuno spazio (sostanza intercellulare), quelle tra loro non a diretto contatto con i capillari potrebbero ricevere le sostanze nutritive unicamente attraverso altre cellule così che nessuna delle tante sostanze nutritive come il glucosio, gli aminoacidi, le vitamine, i minerali, ecc. potrebbe pervenire alle cellule più periferiche in quantità adeguata. D’altra parte, se la quantità della sostanza intercellulare fosse eccessiva, come quando aumenta di molto la quantità di liquido, la distanza delle cellule più lontane dai capillari risulterebbe tanto grande da rendere precaria la diffusione dei materiali nutritivi alle suddette cellule.
Nella sostanza intercellulare si garantisce il mantenimento dell’equilibrio di base del nostro organismo.
Capillari arteriosi e venosi.
Il sangue che porta i nutrienti alle cellule (attraverso lo spazio intercellulare) proviene dalle arterie che, ramificandosi, divengono sempre più piccole fino a divenire capillari del diametro di pochi micron (millesima parte di un millimetro) che costituiscono una fitta rete vascolare dove avvengono gli scambi metabolici e dove vengono rilasciate le sostane nutritive provenienti dall’assorbimento intestinale nonché l’ossigeno. Il sangue, liberatosi delle sostanze nutritive, riceve dalla sostanza intercellulare di ogni tessuto l’anidride carbonica e le sostanze tossiche che devono essere allontanate; in tal modo diventa sangue venoso che dalla periferia ritorna nei polmoni per eliminare l’anidride carbonica e per rifornirsi di ossigeno ridiventando arterioso.
Ma soffermiamoci sul distretto venoso delle gambe che rappresentano la parte del corpo più interessata dalla cellulite.
Nelle gambe esistono due sistemi venosi, quello superficiale e quello profondo. Tra questi due sistemi esistono varie connessioni per mezzo di canali venosi, detti perforanti, che perforando la fascia muscolare, mettono in comunicazione il sistema profondo e quello superficiale. Questo sistema, il cui imperfetto funzionamento può facilitare la cellulite attraverso un maggior ristagno di liquidi, è molto complesso e risente molto della funzionalità dell’intestino nonché del movimento e della postura.
Un concetto ormai noto è che le vene sono dotate di valvole che richiudendosi ad intervalli, permettono al sangue di poter procedere contro la gravità e senza la spinta del cuore. Se le valvole risultano incontinenti il sangue tende a ristagnare, aumentando al suo interno la concentrazione di sostanze tossiche; queste, per l’aumento della pressione generata all’interno della rete vascolare dalla maggior presenza di sangue che deriva dalla stasi tendono a fuoriuscire nella sostanza intercellulare. In tal modo producono un danno alle cellule che può divenire irreversibile e condurre alla morte cellulare (apoptosi). Ecco perché la cellulite ma anche le varici, le varicosità, il ristagno di liquidi in genere, essendo segni di un’insufficienza venosa rappresentano vere e proprie malattie e non semplici inestetismi.
Esiste però un sistema di recupero di queste sostanze tossiche rappresentato dal sistema linfatico. La linfa si forma nella matrice interstiziale di tutti i tessuti ed è formata da acqua dentro cui sono raccolte sostanze tossiche da eliminare e soprattutto sostanze proteiche che, una volta uscite dai capillari arteriosi, non potrebbero più rientrare nel sangue se non attraverso la linfa che è in grado di veicolarle e di ricondurle al sistema venoso.
Appare chiaro che un mal funzionamento del sistema linfatico non solo non consente tale operazione di recupero ma, nei casi più gravi, è esso stesso causa di ristagno di sostanze tossiche.
Il ruolo del sistema linfatico nella genesi della cellulite è di tale importanza che merita di essere approfondito, anche per comprendere meglio alcune delle cause di cellulite di cui parleremo in seguito.
Il sistema linfatico.
Esso rappresenta una via accessoria lungo la quale i liquidi possono defluire dagli spazi interstiziali al sangue. Inoltre, i vasi linfatici allontanano dagli spazi tessutali le proteine e tutto il materiale corpuscolato (anche tossine) che peraltro non potrebbe essere rimosso altrimenti.
Per quanto riguarda la linfa proveniente dalla regione inferiore del corpo e, dunque, dalle regioni interessate dalla cellulite, essa si riversa nel sangue venoso, per la maggior parte, attraverso il dotto toracico, localizzato all’altezza dello sterno e, dunque dopo un cammino abbastanza lungo. Una parte minima di linfa proveniente dalle regioni più basse del corpo affluisce nelle vene della regione inguinale e a vari livelli dell’addome; questa congiunzione risulta essere importante nel rapporto tra stipsi e cellulite, in quanto la dilatazione dell’ampolla rettale, per ristagno di materiale fecale, può rappresentare una compressione ed un ostacolo al normale deflusso linfatico.
La linfa non è altro che liquido interstiziale che scorre dentro i vasi linfatici. Perciò ha una componente quasi identica a quella del liquido interstiziale del tessuto dal quale proviene (la concentrazione proteica del liquido interstiziale è in media di circa 2 grammi % e tale è la concentrazione proteica della linfa che proviene dalla maggior parte dei tessuti periferici).
Il sistema linfatico rappresenta anche una delle principali vie di assorbimento di sostanze nutritive dall’intestino, infatti è la principale via per l’assorbimento dei grassi.
Cosa influenza il flusso della linfa? Quando la pressione del liquido interstiziale aumenta, conseguentemente aumenta anche il flusso della linfa. Dunque, qualsiasi fattore che tende ad elevare la pressione interstiziale, fa aumentare il flusso linfatico:
aumento della pressione capillare,
diminuzione della pressione colloido-osmotica del plasma (pressione indotta dalle proteine nel plasma, soprattutto albumina, che tende a mantenere il sangue all’interno dei vasi),
aumento della concentrazione di proteine del liquido interstiziale,
aumento della permeabilità capillare.
Esiste un altro fattore che pur facendo aumentare la pressione interstiziale fa diminuire il flusso linfatico: l’ostruzione del sistema linfatico.
Questo meccanismo può essere dovuto a motivazioni intrinseche ai tessuti o al sistema linfatico stesso in cui la stasi linfatica rappresenta l’epifenomeno di una ben più importante patologia organica (patologie tumorali). In altri casi, tale ostruzione può provenire da condizioni estrinseche dove atteggiamenti posturali errati e prolungati, pressioni di tessuti elastici, indumenti o compressioni da eccesso di peso comportano un ostacolo al fisiologico deflusso linfatico e, dunque, aumento della pressione intravasale e ristagno di liquido e sostanze (per lo più tossiche) nello spazio interstiziale dei tessuti interessati: immaginate un fiume di acqua inquinata che straripa ed inonda i campi coltivati.
Ovviamente la pompa linfatica, meccanismo attivo di cui sono provviste le pareti dei vasi linfatici, si fa molto attiva durante l’esercizio fisico mentre è torpida nelle condizioni di riposo. Durante l’attività motoria il flusso linfatico può aumentare da 5 a 15 volte rispetto alla norma grazie alla pressione attiva dei muscoli.
D’altra parte, nei periodi di riposo e di il flusso linfatico è molto lento.
Appare ovvio a questo punto il suggerimento di svolgere un’attività sportiva idonea a far aumentare il flusso linfatico e, a tale proposito, una corsa leggera e prolungata o una passeggiata a buon ritmo (non di quelle da shopping ma con tuta e scarpe idonee) è consigliabile.
All’interno della sostanza intercellulare, oltre ai vasi, arrivano anche i nervi e, anche in questo caso, la mediazione tra le terminazioni nervose periferiche e le cellule avviene per interposizione della sostanza intercellulare.
Allo stesso modo è fondamentale il ruolo della sostanza intercellulare per il suo collegamento al sistema ghiandolare attraverso il sangue.