La teoria genetica parte dalla osservazione che qualsiasi cellula, pur messa nelle condizioni ambientali ottimali, riesce a riprodursi per un periodo limitato. Questo processo è scritto nel codice genetico della cellula ed è variabile per i diversi tipi cellulari e tra individuo e individuo nell’ambito della stessa specie. Esistono famiglie di longevi nei cui geni è prevista una durata della vita maggiore di altre famiglie. Eppure, all’interno della stessa famiglia alcuni individui vivono meno di altri: questo perché, per quanto immodificabile, la determinazione genetica dell’aspettativa di vita, risulta modulabile e condizionabile da una serie di fattori esterni in grado di modificare il messaggio genetico nei vari cicli riproduttivi cellulari e, alcune di queste modifiche, conducono alla morte della cellula ( basti pensare ai cancerogeni ). Una persona che da sempre vive all’aria aperta, lontano dai centri urbani, che si ciba di alimenti naturali e di pasti frugali ha un danno cellulare e ultrastrutturale diverso dal suo coetaneo che respira e vive lo smog di una città e che si nutre di pasti veloci e ricchi di grasso.
I continui danni arrecati alle cellule mettono in atto il meccanismo di ricostruzione che conduce ad un aumento dei processi di riparazione del DNA. Più numerosi sono questi cicli riparativi e maggiore è il rischio che si producano dei danni nella struttura genetica del DNA sotto forma di delezioni ( perdita di parte della struttura ) o mutazioni ( modificazione della sequenza delle basi nucleotidiche del DNA che costituiscono il codice genetico ). La teoria genetica afferma che tali danni del DNA cellulare, ripetuti nel tempo, conducono al mal funzionamento di geni, proteine e della stessa cellula e, col passare degli anni, al deterioramento dei tessuti e degli organi. Appare chiaro come su questo aspetto incidano da un lato i vari agenti aggressivi esterni che producono il danno e dall’altro la capacità riparatrice dell’organismo: ed è questa ad essere geneticamente determinata. Oggi si valuta che tale aspetto genetico incida per il 20 % sulla durata della vita. Esiste dunque un altro 80 % che dipende da fattori che possiamo definire esterni.
Si può misurare il danno del DNA cellulare? Ciascun cromosoma ha alle sue estremità delle code che si accorciano ad ogni divisione cellulare. Queste estremità sono dette telomeri e sono costituite dalla stessa sequenza di DNA ripetuta migliaia di volte. Questa ripetizione della struttura nucleotidica serve a stabilizzare i cromosomi formando uno stretto legame tra le due eliche del DNA. Ogni volta che la cellula si divide, i telomeri perdono un determinato numero di basi nucleotidiche così che la lunghezza del telomero può fornire indicazioni di quante divisioni la cellula ha subito e quante ancora ne restano prima di terminare tutta la sequenza e di diventare senescente. Questa incredibile possibilità di misurare l’età della cellula è alla base di studio. Il nostro programma prevede di valutare il danno del DNA attraverso la ricerca e la misurazione di un nucleotide escreto con le urine ( 8-oHdg ), in base ai cui valori è possibile ricevere delle informazioni sul danno cellulare generale del nostro organismo.