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Ormoni ed invecchiamento prematuro

Come abbiamo detto, gli ormoni sono prodotti da ghiandole cosiddette endocrine perché le sostanze da esse prodotte, gli ormoni appunto, svolgono la loro funzione all’interno dell’organismo, raggiungendo gli organi e i tessuti, dove produrranno la loro azione, attraverso il sangue. Ciò le differenzia dalle ghiandole esocrine i cui prodotti di secrezione sono rivolti all’esterno del nostro organismo e non necessitano del sangue per arrivare a svolgere la loro funzione ( ghiandole sebacee, sottomandibolari, parotide, ghiandole sudoripare e lacrimali ). La funzione degli ormoni dipende dunque in maggior parte dalla quota di produzione da parte della ghiandola di appartenenza ( abbiamo visto come per alcuni ormoni è ancora più importante il ritmo di produzione ). Una volta prodotti, gli ormoni circolano nel sangue e attraverso il sangue arrivano ai tessuti dove per svolgere la loro azione devono legarsi ad un recettore situato sulla parete della cellula o, in alcuni casi, all’interno della cellula. Il recettore è una proteina di membrana che può risentire dei danni arrecati dall’ambiente extracellulare tra cui il danno indotto dai radicali liberi. Se il recettore è danneggiato l’ormone non potrà svolgere la sua funzione poiché è solo l’unione con il suo recettore specifico che trasmetterà il segnale da lui condotto, all’interno della cellula. Appare chiaro che qualsiasi evento negativo, tra quelli citati in precedenza, che possa in qualche modo danneggiare la cellula, ridurrà la capacità della cellula stessa di godere del segnale che, attraverso gli ormoni, gli giungono dal resto dell’organismo. In tal modo rimane al di fuori di quella armoniosa orchestra endocrina e neuroendocrina di cui abbiamo detto in precedenza. Gli effetti di questa ridotta funzione ormonale, sia per ridotta funzione della ghiandola endocrina, le cui cellule possono ricevere lo stesso tipo di danno delle altre cellule e per questo veder ridotta la propria funzione, sia per una ridotta ricettività della cellula bersaglio allo stimolo ormonale, si rendono evidenti con sintomi e segni che appartengono alla classica sintomatologia dell’invecchiamento. Questi segni sono soprattutto a carico della pelle ( che è sottoposta a più stimoli negativi di altri tessuti ), dei muscoli ( con riduzione della massa magra e aumento del grasso ), delle ossa ( osteoporosi e malattie degenerative ) e dell’apparato gastroenterico ( ridotta produzione di sostanze digestive e ridotto assorbimento di nutrienti ). Gli ormoni influenzano anche la contrazione dei muscoli scheletrici e della muscolatura dei vasi sanguigni e di quelli cardiaci, così come la muscolatura del tratto gastrointestinale ( insorgenza di stipsi ) e delle vie urinarie. Molti di questi segni potrebbero essere dovuti ad una inefficace risposta cellulare per la presenza di un pH inappropriato piuttosto che ad una vera ridotta funzione ghiandolare e, in alcuni casi, le stesse terapie ormonali sostitutive o integrative potrebbero sortire effetti minimi rispetto alle dosi somministrate e alle aspettative cliniche.

Alcuni disturbi tipici delle donne come ad esempio quel complesso di sintomi fastidiosi caratterizzato da malessere generale, gonfiore, apatia e nervosismo che precede le mestruazioni ( sindrome premestruale ) oppure l’affaticamento cronico, la difficoltà a perdere peso, le oscillazioni del peso corporeo da un giorno all’altro, come anche alcune condizioni di maggiore sensibilità ad allergeni, sono spesso il risultato di disordini funzionali di alcune ghiandole endocrine come le ovaie, la tiroide e i surreni. In questi casi, prima di intraprendere terapie ormonali che potrebbero alterare ulteriormente la funzione ghiandolare, sarebbe il caso di studiare se alla base di tali disfunzioni non ci fossero condizioni legate ad errori alimentari o a carenze di nutrienti necessari alle sintesi ormonali oppure condizioni che possano alterare l’equilibrio necessario ad un corretto funzionamento cellulare.

In particolare, per quanto riguarda la produzione degli ormoni sessuali, un ruolo decisamente importante lo svolge il fegato. In che modo?

1.Il fegato produce le LDL, lipoproteine a bassa densità, che contengono il colesterolo che viene trasportato in periferia e dunque anche alle cellule delle ghiandole che lo trasformano in ormoni,

2.il fegato produce albumina, proteina che veicola gli ormoni nel sangue ed in grado di liberarli con facilità quando vi è bisogno.

In entrambi i casi una ridotta funzione epatica condurrebbe ad una ridotta funzione ormonale per due meccanismi diversi.

Nel primo caso per insufficiente apporto di substrato necessario alla produzione ormonale ( LDL basse ).

Nel secondo caso per ridotta produzione di albumina e aumentata produzione compensatrice di globuline che legano gli ormoni in maniera più stretta rilasciandoli con più difficoltà.

E’ chiaro che solo una insufficienza epatica importante conduce a queste conseguenze, eppure anche le semplici steatosi che si riscontrano più di frequente, possono alterare la produzione degli ormoni sessuali. Negli uomini, in particolare, se una pur lieve insufficienza epatica si associa all’aumento del grasso, si potrebbe avere una aumentata produzione di estrogeni ( ormoni femminili ) per aumentata  trasformazione dagli androgeni ( ormoni maschili ) che avviene proprio nel grasso, attraverso un processo che si chiama aromatizzazione e il cui enzima responsabile, l’aromatasi, aumenta con l’aumentare dei depositi di grasso. In questi casi, ai classici disturbi dovuti al sovrappeso, si potrebbe aggiungere una riduzione della funzione sessuale per alterazione del rapporto tra androgeni ed estrogeni.