Cellulite, conosciamola meglio

Con il termine di cellulite si rappresenta una particolare condizione morfologica causata da ristagno di liquidi nei tessuti, dovuto ad un’ alterazione della circolazione sanguigna e linfatica. È una vera e propria malattia del tessuto connettivo, colpisce sia gli strati profondi della pelle che quelli più superficiali, provocando alterazioni che possono essere percepite al tatto e a occhio nudo.
Quando sangue e linfa subiscono un rallentamento non hanno più la spinta necessaria per rimuovere le sostanze di scarto e restituirle all’organismo disciolte e purificate. Tali scorie, accumulandosi, vanno a formare nell’ipoderma dei veri e propri depositi che premendo sui tessuti ne alterano la struttura (dando vita al tipico aspetto a buccia d’arancia). Queste particolari salienze del corpo femminile hanno rappresentato, nel mondo occidentale, per vari secoli uno dei canoni estetici della bellezza femminile.
Pittori e scultori dall’antica Grecia allo scorso secolo hanno rappresentato la bellezza femminile arricchita dalla cosiddetta “”cellulae”. Ma dai tempi di Afrodite i canoni della bellezza sono cambiati e nell’epoca moderna, dove la cultura anglosassone ha preso il sopravvento su quella mediterranea, oggi il concetto di bello è rappresentato dal corpo aneroide delle top model californiane o australiane causando afflizione nelle donne occidentali a struttura mediterranea. Oggi 3 donne su 4 lamentano gli emblematici cuscinetti delle Tre Grazie del Rubens.

Definizione
Per cellulite si intende un quadro clinico che raggruppa le seguenti condizioni:

  • panniculopatia edematofibrosclerotica
  • eccesso di adiposità localizzata
  • ipotonia muscolare
  • accentuazione habitus ginoide.

È quindi chiaro che la panniculopatia edematofibrosclerotica ( PEFS ) rappresenta la vera patologia di questo quadro clinico.
Comunque si parla di cellulite sottintendendo la PEFS.

Eziopatogenesi
È una malattia ad eziopatogenesi multifattoriale con peculiarità istochimiche, biologiche ed ultrastrutturali specialmente legate alla patologia del distretto microcircolatorio con un quadro clinico eclatante di cui l’inestetismo è solo un epifenomeno. Il processo liposclerotico è da considerare legato ad una componente microangiopatica dell’ipoderma. A questo livello, il flusso ematico nella rete vascolare terminale è regolato da dispositivi endoarteriosi di blocco formati da miociti. Questi dispositivi hanno varie forme: peduncolata, a sfera, a lingua ecc. e costituiscono il meccanismo di by-pass che in altre zone viene svolto dagli sfinteri pre-capillari, che, peraltro, sembrano mancare a livello del tessuto adiposo ipodermico.
In corso di cellulite, questi meccanismi di blocco, per motivi sconosciuti ( stress? alimentazione? acrotraumi? ecc. ) si connettivizzano per cui non possono più regolare il flusso ematico. Ciò comporta una stasi ematica che provoca un’ipossia a livello della rete vasale con conseguente danno e trasudato che si dispone fra adipocita ed adipocita ( allargamento dell’interstizio ) che corrisponde alla cosiddetta fase di pastosità della cellulite. Le alterazioni a livello dei meccanismi di blocco endoarteriosi spiegano il quadro istologico che si accompagna ai fenomeni cellulitici:

  • ectasie vasali
  • sfiancamento parietale dei capillari e venule collettrici
  • ispessimento della membrana vasale dei capillari
  • microaneurismi.

In queste condizioni, l’adipocita viene a soffrire per la carenza di ossigeno e sostanze nutritizie, che non possono più diffondere nell’interstizio. A questo punto, modifica la forma ed alcune goccioline di grasso fuoriescono nell’interstizio, peggiorando ulteriormente la situazione. Ora, un qualsiasi insulto a livello interstiziale provoca una risposta monomorfa, continua, monotona che comporta un aumento dell’attività del sistema reticolo-istocitario ed una iperproduzione di fibre di collagene, che rappresenta una risposta difensiva nei confronti della tempesta strutturale suddescritta. Così si formano, dapprima micronoduli, che confluendo insieme danno origine ai macronoduli che noi apprezziamo all’esame fisico degli ultimi stadi della cellulite (sclerosi zonale).

Esame istologico
Dal punto di vista istologico nella cellulite si possono distinguere quattro stadi:
I stadio (congestizio). È caratterizzato da una stasi venosa e linfatica, ipossigenazione e drenaggio insufficiente dei liquidi interstiziali, ne deriva che il tessuto connettivale interstiziale è inondato da liquidi, gli adipociti aumentano di volume per accumulo di trigliceridi ed inizia la dissociazione delle fibre elastiche connettivali.
II stadio (essudativo- infiltrativo). Lo stato di ipossia e l’edema interstiziale favoriscono la dissociazione e lo scompaginamento delle fibrille reticolari, l’epidermide si assottiglia, diventa fragile e paradossalmente disidratata, nel derma continua la degenerazione delle fibre collagene ed elastiche ed inizia la flocculazione del connettivo che si evidenzia alla palpazione come micronoduli.
III stadio (organizzativo fibroso). È il processo evolutivo della malattia, infatti aumentando i fenomeni di stasi, si ha lo scompaginamento di tutta la struttura cutanea: il tessuto connettivale si ispessisce accompagnato da un blocco quasi totale dell’eliminazione dei cataboliti, le fibre collagene ed elastiche sempre più alterate formano una trama compatta che soffoca gli elementi vascolari e cellulari, ostacolandone le funzioni vitali; i micronoduli possono divenire macronoduli.
IV stadio (fibroso cicatriziale). Il tessuto si addensa racchiudendo senza più organizzazione, scorie, elementi nutritivi stagnanti, acqua, grassi. A livello del derma si possono rilevare infossamenti quando se ne avvicinano i lembi o si contraggono i muscoli; talora questi inestetismi diventano stabili conferendo alla pelle l’aspetto “a trapunta” o “a materasso”. L’infiltrato cellulitico è ora un tessuto caratterizzato da processi a senso unico, dove tutto si può accumulare e poco si riesce ad eliminare.

Clinica e stadi

  • Cellulite compatta: non cambia con la posizione del soggetto, localizzata sulla superficie esterna delle cosce, dolorosa.
  • Cellulite molle: flottante, zone epiglutee.
  • Cellulite edematosa: noduli dolorosi, accompagnata da stasi venosa.

Fattori predisponenti
È una malattia che si manifesta in soggetti predisposti di sesso femminile, spesso con familiarità per insufficienza veno-linfatica cronica. Molte condizioni ne favoriscono l’insorgenza e l’aggravamento. I fattori predisponenti sono: la razza occidentale, l’ereditarietà e la scarsa componente muscolare.

La razza occidentale
La meiopragia costituzionale delle pareti vasali e la cellulite sono caratteristiche evidenti nelle donne occidentali; le asiatiche o le negre non presentano questi problemi.

Ereditarietà
Esiste una meiopragia costituzionale delle pareti vasali ereditata geneticamente e che viene trasmessa dagli ascendenti ai discendenti.

La scarsa componente muscolare
La ridotta quantità di muscolatura è un aspetto che caratterizza il sesso femminile che si può tradurre, a livello delle gambe, in una insufficienza della pompa muscolare con conseguente compromissione della vis a tergo.

Fattori scatenanti sono rappresentati da:

I difetti posturali e i difetti nell’appoggio plantare
Alterazioni posturali determinano iperappoggio su di un arto con relativa contrattura spastica della muscolatura responsabile e di un alterazione funzionale della circolazione veno-linfatica e quindi di un fenomeno di stasi. Ugualmente un appoggio plantare non corretto ( cavismo, piattismo ) determina nella fase dinamica del movimento un’irregolare spremitura della suola venosa del Lejard e conseguente disfunzione del circolo veno-linfatico di ritorno.

La stazione eretta prolungata
Nel caso di una stazione eretta prolungata si comprende il fattore gravitazionale nell’induzione di un’insufficienza veno-linfatica, l’insufficienza della pompa muscolare della gamba, l’insufficiente spremitura della suola venosa del Lejard.

Le cattive abitudini
Gambe vicino a fonti di calore ( radiatori, fuoco ), gambe flesse per diverse ore, uso di calzature non idonee ( es. calzare di frequente scarpe con tacchi alti causa di cavismo o scarpe da tennis causa di piattismo ), abbigliamento non idoneo ( es. jeans troppo aderenti o indumenti analoghi che costringono impedendo il ritorno venoso ), fare il bagno in vasca con acqua calda superiore ai 30°C ( è da preferire la doccia ), esporsi al sole e coprire le gambe con un asciugamano bagnato ( si crea un effetto serra più dannoso di un’esposizione diretta al sole ).

La dieta ipoproteica, ipovitaminica e povera di fibre
La povertà in fibre si traduce in un ristagno del materiale fecale con dilatazione dell’ampolla rettale e fenomeni di compressione sulle vene iliache e quindi ostacolo al deflusso venoso dell’arto inferiore. Per il metabolismo delle pareti vascolari sono ormai note le funzioni ottimizzanti delle vitamine A, E, C. Inoltre una dieta povera di proteine si tradurrà in una situazione deficitaria del corredo miocontrattile delle fibrocellule muscolari lisce delle pareti venose e dei vari enzimi preposti al metabolismo energetico.

L’impiego di anticoncezionali
L’assunzione di anticoncezionali ormonali in donne con insufficienza venosa cronica ( IVC ) va valutata attentamente consigliando l’opportunità di altri metodi di contraccezione. I progestinici quando associati agli estrogeni ne esaltano l’azione favorente la ritenzione idrica forse attraverso un incremento dell’aldosterone. Le minipillole attualmente in commercio per le donne affette da insufficienza venosa cronica forse rappresentano un rischio minore che non una gravidanza.

La vita sedentaria
L’esercizio fisico, attraverso l’azione della cosiddetta “ pompa muscolare “ ( contrazione dei muscoli e movimenti del diaframma ), ha importanti significati per il normale flusso venoso.

La gravidanza
Il progesterone prodotto dal corpo luteo e dalla placenta riduce l’eccitabilità della muscolatura liscia. La relaxina prodotta dal corpo luteo esplica rilassamento della sinfisi pubica e un’azione miolitica sistemica ( potenzia l’azione del progesterone ). Gli estrogeni causano un aumento della ritenzione idrica ( edema ) per aumentata permeabilità capillare. Le dimensioni dell’utero gravidico, che dopo il sesto mese comprimono il sistema cavale inferiore e la riduzione della vis a fronte per ridotta espansibilità delle escursioni diaframmatiche con il pacchetto intestinale, che di conseguenza comprime le vene iliache, peggiorano la situazione.

Come diagnosticarla

Un metodo per diagnosticare la cellulite è quello di misurare la temperatura delle zone interessate; una condizione molto frequente in un quadro di cellulite è infatti l’ipotermia, ovvero la riduzione di temperatura. Inoltre, la pelle ha un colore grigio-giallastro per la ridotta circolazione capillare che può essere diagnosticata tramite il termografo, uno strumento costituito da una lastra che viene posta a contatto con la pelle e grazie a microcristalli, che cambiano colore a seconda della temperatura, la lastra assume colore blu per zone bene irrorate, quindi sane, e colore marrone per quelle affette da cellulite. Più precisa della termografia è l’ecografia dei tessuti molli. Si procede poggiando una sonda a ultrasuoni sulla zona interessata e gli ultrasuoni che vengono riflessi dai diversi livelli del tessuto sottocutaneo evidenziano la presenza di cellulite, dando al tempo stesso una chiara indicazione del quadro patologico della paziente. Per finire il dia-cell, un apparecchio che, tramite due elettrodi, verifica il passaggio di una corrente se si è in presenza di ristagno di liquidi o di fibrosi avanzata: più la corrente fa fatica a passare, più si è in presenza di uno stadio di cellulite avanzata. L’esame più semplice è la palpazione. Alla palpazione nel I stadio si ha un aumento della pastosità cutanea, riduzione dell’elasticità e aumento della plicabilità, ipotermia, segni termografici di microcircolazione maldistribuita. Nel II stadio aumenta la pastosità, diminuisce l’elasticità e aumenta la plicabilità . Nel III stadio la pelle ha l’aspetto a buccia d’arancia e si ha la sensazione palpatoria di una fine granulosità nei piani profondi con raro dolore alla palpazione profonda, si riduce ulteriormente l’elasticità. Infine nel IV stadio si ha una accentuazione della ipotermia, della plicabilità e alla palpazione si avvertono noduli dolenti, spesso si ha dolore spontaneo o al semplice sfioramento della cute e pinch test positivo. Quindi i più comuni sintomi della PEFS sono: dolore al tatto, a volte anche allo sfioramento, presenza di micro e macronoduli, smagliature e teleangectasie, predisposizione ai lividi, sensazione di pesantezza, formicolii, freddo agli arti inferiori…

Differenza tra PEFS e adiposità localizzata

Nell’adiposità localizzata il tessuto adiposo non è alterato anche se, non di rado, si riscontrano forme miste. Infatti un rallentamento della velocità del flusso a livello del microcircolo non è detto che non possa verificarsi in una portatrice di adiposità localizzata, mentre è possibile che un eccesso di tessuto adiposo possa essere causa di un’alterazione microcircolatoria che in questo caso sarebbe secondaria. Quindi si parla di “ adiposità localizzata “ quando l’accumulo di tessuto adiposo riguarda adipociti normali per forma e funzioni; si parla invece di cellulite quando le cellule adipose sono alterate nella loro funzione ed alterato è l’ambiente extracellulare che le circonda. I quadri di più frequente riscontro sono quelli misti, dovuti cioè ad alterazioni del microcircolo e ad un accumulo eccessivo di tessuto adiposo.

Come combattere la cellulite

L’esercizio fisico costante resta una delle cure anticellulite più efficaci in assoluto. Ideali camminare ed andare in bicicletta, attività che accelerano il metabolismo e aiutano a smaltire i ristagni nella parte inferiore del corpo. Combattere la stitichezza, che favorisce il ristagno di liquidi e tossine, con una dieta ricca di fibre ( verdura e frutta fresche, cereali integrali ). È molto importante bere, acqua oligominerale ( 1,5 – 2 l. al dì ) lontano dai pasti, l’acqua stimola il ricambio cellulare e disintossica l’organismo. Soprattutto nelle persone più giovani la cellulite è conseguenza di ritenzione idrica. Mangiare poco salato. Evitare lo stress che, per un complesso gioco ormonale, spesso fa trattenere liquidi sono regole importanti. I cibi consigliati sono tutti quelli ricchi di liquidi e fibre come la frutta, la verdura, il pane e la pasta integrali, pesce al posto della carne, legumi e cereali. Consumare alimenti ricchi di iodio: banane, cavolo, alghe, spinaci, carciofi, lattuga, pere ed uva. Per condire usare esclusivamente olio di oliva a crudo. Mangiare senza fretta perché una buona masticazione aiuta l’organismo ad assimilare meglio le sostanze ingerite. Esistono diversi modi di trattare la cellulite. Le diverse tecniche, per ottenere un risultato ottimale vengono spesso combinate.

Creme anticellulite

Le creme, o più in generale, i prodotti anticellulite non fanno miracoli, ma possono aiutare soprattutto nella prima fase della malattia, e, se accompagnati da trattamenti più specifici e da una corretta igiene di vita, danno risultati soddisfacenti.

L’automassaggio

Riattiva i flussi sanguigni e migliora il drenaggio dei liquidi che ristagnano nei tessuti.

Medicina termale

L’utilizzo della medicina termale ha molte indicazioni tra queste c’è la medicina estetica. La PEFS trova giovamento dalla:
balneoterapia: sia in immersione totale-parziale che con doccie e idromassaggi eseguiti in vasche con acqua a 36 – 38° C di temperatura, salvo l’acqua carbonica a 32 – 33 ° C, il ciclo terapeutico prevede 10 -15 cicli di sedute da 15 – 20 minuti l’una con acque sulfuree o carboniche
fangoterapia
Il meccanismo d’azione di questo metodo dipende da tre fattori:
1. pressione idrostatica
2. calore
3. azione specifica dei soluti

Linfodrenaggio manuale

È particolarmente adeguato in presenza di cellulite sui polpacci e sulle cosce e consiste nel riattivare il normale cammino della linfa. La tecnica è quella di riattivare il normale cammino della linfa. Per fare ciò è necessario prima di tutto “ aprire “ l’ultima uscita della linfa, cioè la stazione linfatica posta nel collo dove confluiscono la vena succlavia e la giugulare; è proprio da qui infatti che la linfa comincia il suo cammino nel sangue. Si passa quindi al trattamento dell’addome, degli arti inferiori, della schiena, convogliando così il flusso della linfa verso l’alto, in direzione della stazione linfatica terminale. Il sistema linfatico riveste un ruolo importante nel drenaggio dei liquidi e proteine che, in maniera minima fisiologicamente e in misura maggiore durante stati patologici, fuoriescono dal letto vasale del sistema artero – capillaro – venoso. Normalmente il ritorno della linfa verso il sistema circolatorio avviene attraverso dei pori tra le cellule endoteliali del vaso linfatico; se questo delicato equilibrio tra i due sistemi si altera, si accumula linfa nell’interstizio e compare clinicamente l’edema. Purtroppo l’edema contiene una parte di proteine che se si accumulano nell’interstizio cronicizza e stabilizza il gonfiore. Inoltre il sistema linfatico è intercalato da strutture dette linfonodi che hanno funzione di filtrare le sostanze e le macromolecole proteiche di ritorno verso il circolo sanguigno; questa particolarità determina un rallentamento del flusso linfatico con una pressione di circa 30 -40 mmHg. Intuitivo il principio di disintasare stazioni linfonodali ingorgate per ripristinare il deflusso della linfa.
La terapia fisica della cellulite si avvale anche e soprattutto di diverse apparecchiature in continua evoluzione e perfezionamento.

Idrolipoclasia ultrasonica

Gli ultrasuoni in medicina estetica sono stati introdotti nel 1986 da Di Carlo ad una frequenza di 3 MHz, lo scopo era quello di favorire la penetrazione di un principio attivo topico nel trattamento della cellulite. Nel 1990 viene proposta l’idrolipoclasia ultrasonica a 3 MHz ( ILCUS ) per il trattamento terapeutico delle adiposità localizzate. Gli effetti prodotti dagli ultrasuoni sul materiale biologico possono essere raggruppati in micromeccanici, termici, di cavitazione. L’effetto micromeccanico determina spostamenti, rotture e variazioni di forma delle molecole biologiche. Il processo di più comune espressione dell’azione micromeccanica è la denaturazione proteica. Gli effetti termici degli ultrasuoni sono da attribuire all’effetto Joule. Infatti l’onda meccanica degli ultrasuoni determina movimenti molecolari che aumentano l’energia cinetica delle molecole. Per la legge di Joule questa viene ceduta in parte sottoforma di calore. Ciò determina un aumento della temperatura del materiale biologico, che se supera il valore fisiologico di 37° C può derminare l’inizio della denaturazione proteica e quindi la perdita delle funzioni cellulari. Infine la cavitazione avviene in un liquido sottoposto all’azione degli ultrasuoni a frequenza superiore a 900 kHz. Infatti si formano bollicine di vapore e di aria all’interno del liquido e si realizza una vera esplosione delle microbolle che determina danno alle strutture circostanti. Le strutture più delicate ( cellule endoteliali, adipose ) saranno più facilmente danneggiate che non le strutture più resistenti ( connettivo, osso ). Il fascio di azione degli ultrasuoni a 3 MHz si ferma agli strati più superficiali dello spessore cutaneo ( ipoderma ). La idrolipoclasia ultrasonica è un trattamento classico, per cui nella sua azione danneggia ogni struttura presente nella volumetria in eccesso con danno promozionale alla delicatezza del materiale biologico. Le indicazioni cliniche sono il trattamento delle adiposità localizzate e dei lipomi. Le aree che si possono trattare sono le regioni peritrocanteriche, i fianchi, la parte interna delle ginocchia. La frequenza del trattamento è settimanale, ma per evitare un sovraccarico epatico, sarebbe consigliabile effettuare le sedute terapeutiche ogni tre settimane. Per favorire lo smaltimento dei liquidi è utile che la paziente assumi nei giorni successivi al trattamento della carnitina per os ( 1 gr due volte al giorno ) ed effettui attività fisica, in modo che l’ATP prodotta dal catabolismo dei lipidi venga utilizzata dal muscolo e non per la biosintesi dei trigliceridi. È importante assumere della silimarina per os ( 200 mg due volte al giorno ) per favorire un’adeguata funzione epatica. Si consiglia di bere almeno 1 – 2 litri di acqua al giorno e di sottoporsi nei giorni successivi ad un linfodrenaggio per favorire il deflusso dai linfatici intasati dai lipidi. Per una o due settimane successive al trattamento può residuare un certo edema che andrà gradualmente scomparendo. La idrolipoclasia ultrasonica è controindicata nella panniculopatia edematofibrosclerotica e in quelle aree che sovrastano parenchimi nobili come ad esempio le ovaie. Inoltre è controindicata in pazienti con epatopatie e dislipidemie.

Elettrolipolisi

L’elettrlipolisi è una metodica messa a punto nel 1981 che permette di trattare efficacemente le adiposità localizzate, la PEFS, i linfedemi degli arti inferiori. Consiste nell’utilizzo di un erogatore di corrente continua o alternata bipolare ( inversione ogni 1.28 secondi ) a bassa frequenza ( emissione di 22 – 30 impulsi rettangolari brevi per secondo ) e di piccola intensità. All’erogatore di corrente sono collegati da due a quattro coppie di aghi elettrodi di lunghezza variabile da 7.5 a 20 cm. La disposizione di tale aghi nell’area da trattare può realizzarsi in diverse modalità come quelle che prevedono una disposizione longitudinale o a raggiera. Gli aghi vanno sempre disposti a coppie e a una distanza di 3 -4 cm. L’elettrolipolisi serve principalmente ad attivare il sistema nervoso simpatico attraverso la stimolazione elettrica del tessuto adiposo sottocutaneo. L’attivazione simpatico-adrenergica determina la stimolazione dei beta recettori posti sulla faccia esterna della membrana adipocitaria con conseguente aumento dell’AMPc e attivazione della proteina kinasi che attiva diverse vie metaboliche tra cui la via lipolitica. Il sistema nervoso simpatico influenza inoltre l’attività del microcircolo, aumentando il ritorno venolinfatico. Ciò oltre a determinare una migliore ossigenazione del tessuto, comporta un facilitato arrivo dei segnali lipolitici umorali e un migliore drenaggio dei cataboliti. La stimolazione elettrica del tessuto adiposo sottocutaneo trova indicazione in tutte quelle condizioni in cui la compromissione del microcircolo a livello arteriolare venoso e linfatico è associata o meno ad una ipertrofia e/o iperplasia adipocitaria. Principali patologie di applicazione sono la pannicolopatia fibroedematosclerotica, linfedemi e sindrome veno – linfatica. Associata ad un regime ipocalorico trova inoltre indicazione nell’obesità di tipo ginoide. Modificazioni cliniche significative sono indotte dalla stimolazione elettrica in tessuti ipotonici e flaccidi e nella cosiddetta “ falsa cellulite “ ovvero nello scivolamento del tessuto sottocutaneo che si presenta principalmente nella faccia interna ed anteriore della coscia. Le controindicazioni sono quelle tipiche della fisioterapia elettrica, ovvero l’elettrolipolisi non deve essere effettuata in soggetti epilettici, con disturbi del ritmo cardiaco, portatori di pace maker, di protesi metalliche, che presentano spiccata sensibilità neurovegetativa o allergia ai metalli.

Ossigeno – ozono terapia

Tecnica assai discussa e controversa.

Carbossiterapia

Per carbossiterapia si intende l’impiego a scopo terapeutico dell’anidride carbonica somministrata allo stato gassoso sia per via sottocutanea sia per via per cutanea. L’uso di anidride carbonica allo stato gassoso a scopo terapeutico affonda le sue radici negli anni Trenta, presso la stazione termale di Royat (Clermont Ferrand), in Francia. Nel corso degli anni il numero di pazienti trattati in questa piccola ma efficiente stazione termale francese è aumentato progressivamente (nel 1994 sono stati trattati 20.000 pazienti arteriopatici). Un numero così alto di pazienti è una implicita convalida non solo dell’efficacia terapeutica ma anche della sicurezza della metodica. Una recente indagine statistica compiuta a livello nazionale dal ministero della sanità francese ha sottolineato l’importanza di tale terapia sia se utilizzata da sola sia come coadiuvante delle tradizionali terapie farmacologiche. In Italia tale metodica viene utilizzata fin dagli inizi degli anni Novanta presso la stazione termale di Rabbi (Tn). Numerosi lavori, sia sperimentali sia clinici, hanno evidenziato che, grazie alla sua estrema diffusibilità ( da 20 a 25 volte quella dell’ossigeno) la carbossiterapia, sia che venga somministrata per via per cutanea (in particolari condizioni) sia per via sottocutanea raggiunge non solo il circolo sottocutaneo (interessante nella PEFS) ma anche quello muscolare (importante nel trattamento delle patologie arteriose ). Gli effetti terapeutici possono essere schematizzati in:

1.Vasodilatazione arterioso-capillare di tipo attivo
Vasodilatazione arterioso-capillare di tipo attivo attraverso sia un’azione diretta dell’anidride carbonica sul miocita vascolare sia attraverso un meccanismo mediato simpaticolitico.

2.Neoangiogenesi
Dimostrata attualmente solo in laboratorio, ma che potrebbe essere il meccanismo d’azione alla base del persistere e del miglioramento degli effetti benefici ben oltre il periodo di cura.

3.Effetto lipolitico parafisiologico
Effetto lipolitico parafisiologico attraverso potenziamento dell’effetto Bohr e attivazione recettoriale della lipolisi. Amplificazione dell’effetto Bohr

4.Azione emoreologica attraverso un aumento della deformabilità eritrocitaria.
L’affinità dell’ossigeno per l’emoglobina è inversamente proporzionale alla concentrazione di anidride carbonica e al ph. È il meccanismo fisiologico che a livello del microcircolo periferico sta alla base della cessione di ossigeno ai tessuti. Pertanto una somministrazione esogena di anidride carbonica determina una parafisiologica iperossigenazione tissutale (con potenziamento del fisiologico processo lipolitico ossidativo).

Attivazione recettoriale
L’attivazione recettoriale è legata alla iperdistensione dei tessuti sottocutanei. Nel sottocutaneo si trovano gli esterocettori sensibili alla pressione: i piccoli corpuscoli di Golgi che raccolgono le pressioni leggere e i grossi corpuscoli di Pacini rivestiti da lamelle concentriche, sensibili alle forti pressioni. Insomma una iperdistensione dei tessuti sottocutanei porterebbe all’attivazione di esterocettori specifici e alla liberazione di sostanze che esplicherebbero effetti “ algogeni “ quali la bradichinina, l’istamina, la serotonina e le catecolamine. Tali sostanze “ algogene “, agendo su recettori specifici beta adrenergici attiverebbero l’adenilciclasi, quindi un aumento del AMPc tissutale. L’AMPc attiverebbe la proteinchinasi che a sua volta stimolerebbe la lipasi intradipocitaria ad esplicare azioni idrolitiche sui trigliceridi intradipocitari.

Effetti collaterali

Tra gli effetti collaterali possiamo segnalare:

  • Modesta dolorabilità locale (fugace);
  • Talvolta sensazione di arto pesante per alcune ore (da mettere in relazione ai dosaggi);
  • Raramente sensazione di crepitio sottocutaneo per alcune ore (anch’esso in relazione ai dosaggi).

Controindicazioni

  • Infarto miocardio acuto o recente, accidenti tromboembolici in fase acuta
  • Gangrena
  • Esiti di ictus
  • Scompenso cardiaco conclamato
  • Angina instabile
  • Tromboflebite acuta
  • Grave insufficienza renale
  • Tia pregressi
  • Grave ipertensione

Le tecniche di somministrazione sono:
1.Bagni
Comprendono in balneoterapia i bagni carbogassosi secchi a loro volta suddivisi in bagni generali e parziali e bagni in acqua carbonica. Nei bagni carbogassosi secchi generali il paziente, seduto o disteso, viene inserito in un sacco di plastica stretto al torace o alla vita con una chiusura ermetica che racchiude anidride carbonica a leggera pressione. Solo gli arti inferiori o la parte inferiore del corpo si trovano dunque in atmosfera di anidride carbonica. La vasodilatazione cutanea indotta è ben visibile dal colorito rosato preso da questa parte del corpo in contrasto con la parte superiore rimasta all’aria. La tecnica è molto dolce e può essere applicata a tutti i pazienti, qualunque siano le età e condizioni. La tolleranza è perfetta se si escludono alcuni casi di ulcere ischemiche che diventano dolorose e necessitano di ridurre i tempi del bagno. Durata 10-20 minuti. La condizione essenziale per l’assorbimento del gas è l’umidità della pelle.
2.Docce
Utilizzate per il trattamento delle ulcere cutanee degli arti inferiori ( spesso come complementari delle cure tradizionali ). Due sono le tecniche:Doccia di gas puntiforme: utilizzando un tubicino con un piccolissimo foro. Si usa per le piccole ulcere isolate
Doccia di gas locoregionale: si utilizza una sorta di rampa multiforata in cui si mette l’arto da trattare ed è coperta da un telo e da un sacco di plastica. La durata è di 15 minuti.
3.Iniezioni sottocutanee
Consistono in iniezioni sottocutanee, in sedi variabili e a dosi variabili. Le dosi da iniettare sono variabili da caso a caso e bisogna tener conto:
– Del risultato che vogliamo ottenere
– Della patologia
– Della sede dell’iniezione
– Della sensibilità del paziente.
Le dosi da iniettare variano secondo la patologia, la sede di 300 cc ad un litro circa per seduta. Per rendere più indolori le iniezioni nei punti molto dolorosi, il gas viene somministrato molto lentamente. Nella PEFS le iniezioni vengono effettuate alla radice degli arti o talora nelle sedi ove è presente un’accentuata stasi del microcircolo. In media si somministrano 600 cc di anidride carbonica per arto frazionate in tre iniezioni. Si fa stendere la paziente sul lettino in posizione supina e si detergono le zone da trattare. Si inserisce un ago all’estremità del tubicino erogatore, facendo poi saturare il tubo di raccordo tra ago e apparecchiatura con il gas. Si tratta prima un arto e poi l’altro e se necessario anche la parte posteriore dell’arto inferiore, facendo adagiare la paziente in posizione prona. L’ago deve essere infisso in modo quasi tangente alla superficie cutanea, per inoculare l’anidride carbonica in sede subdermica. Il medico durante l’erogazione del gas deve massaggiare leggermente l’area intorno all’ago, per aiutare la diffusione del gas e ridurre il leggero fastidio dovuto alla sua somministrazione. La cute si presenta distesa, arrossata e calda. Le sedi elettive sono la regione trocanterica, la regione antero-superiore e supero-mediale della coscia, la regione interna del ginocchio, la regione pretibiale e perimalleolare. Condizione necessaria al successo della terapia lipolitica è la presenza di un microcircolo funzionale. La frequenza può essere giornaliera, bi-settimanale o monosettimanale. Si consiglia di ripetere il ciclo una o due volte per anno.

Elettrostimolazione e medicina estetica

Da anni ormai molti atleti delle più svariate discipline sportive adattano l’elettrostimolazione come metodica complementare e di supporto al programma di allenamento, pur se con conoscenze scientifiche approssimative ed apparecchiature non totalmente soddisfacenti per efficacia. Oggi è possibile programmare ciò che si vuole ottenere, modulando i parametri di intensità e frequenza della corrente, i tempi di contrazione e decontrazione muscolare, l’ampiezza dell’onda di stimolazione: con l’elettrostimolazione attualmente è possibile addirittura simulare una gara. In medicina estetica essa può essere utilizzata per incrementare il trofismo della muscolatura in genere, in quanto può restituire tono alla muscolatura flaccida e rinvigorire i tessuti. Può combattere la PEFS riattivando la circolazione locale e favorendo il drenaggio dei liquidi; può essere usata sul viso per distendere i lineamenti e le rughe. L’intervento medico ( chirurgo e farmacologico ) nella Pannicolopatia Edemato-Fibro-Sclerotica e nell’Adiposità Localizzata può rendere necessario anche un intervento sul tono muscolare per correggere in tempi brevi l’eventuale “ flaccidità “ tissutale che può residuare dall’eliminazione, più o meno drastica, del tessuto alterato. Tale intervento può essere effettuato anche nella fase precedente la terapia e/o chirurgica, per preparare il soggetto e favorirne il recupero. La tecnica di esecuzione prevede la stimolazione, per tempi idonei alla localizzazione ed alla situazione clinica, dei muscoli prescelti per mezzo di elettrodi cutanei adesivi correttamente posizionati, tramite l’emissione di corrente elettrica ad intensità determinata sulla base della sensibilità del soggetto e del risultato che si vuole ottenere. È importante utilizzare tale pratica con la stessa gradualità e cautela che devono essere rispettate nell’allenamento sportivo, ricordando che la stimolazione elettrica della muscolatura eseguita con apparecchiature e metodiche ottimali riproduce le stesse condizioni di una stimolazione fisiologica con tutte le conseguenze positive e negative, compresi la fatica locale ed il rischio di lesioni della muscolatura stessa. Tale metodica può essere di valido ausilio per migliorare il tono ed il trofismo muscolare sia in soggetti sedentari che in soggetti che pratichino già attività fisica, riducendo i tempi di recupero.

Dietoterapia

La dietoterapia di supporto nella cura della cellulite può essere disintossicante in assenza di soprappeso oppure di dimagramento. In medicina estetica la dieta più accreditata è quella proteica. Si tratta di una dieta che è stata formulata nel 1970 dal professore Blackburn dell’università di Harward negli Stati Uniti che dimostrò come 1,2-1,5 gr di proteine per kg di peso ideale consentivano una perdita ponderale di grasso con il mantenimento della massa magra. Si tratta di una dieta che non altera i parametri biochimici, non provoca perdita della massa magra, riduce l’effetto di fame per azione dei corpi chetonici e soprattutto determina la perdita delle adiposità localizzate per incremento della concentrazione ematica di GH e riduzione dell’insulina. Le diete detossicanti devono invece mirare all’ eliminazione di scorie e tossine. Un esempio potrebbe essere: acqua minimo 7 bicchieri/die, succhi di frutta fresca e/o verdure da consumare appena spremute , latte scremato, yogurt magri , verdure meglio se crude ad insalata con olio d’ oliva extravergine,pesce almeno 3 volte la settimana , carne magra ai ferri o al forno, uovo alla coque una o due volte alla settimana , formaggi magri . La dieta deve essere variata per assicurare tutti i nutrienti , frutta e verdura sono di stagione. Sostituire il sale con condimenti e aromi (prezzemolo , aglio, basilico, cipolla, rosmarino , limone, menta, paprica) . Cibi proibiti che producono scorie e radicali liberi : ( tutti i tipi di salumi e insaccati, dolci , maiale, noccioline, panna , cioccolato, patatine fritte, acciughe, maionese, popcorn, salse elaborate, scatolame, dadi per brodo, alcool, birra,vino, bevande gasate ) .
La terapia medica della cellulite è principalmente rappresentata dalla terapia locale e cioè dalla mesoterapia.

Mesoterapia

La mesoterapia nasce come tecnica in maniera occasionale all’ inizio del 1952 in Francia dalle osservazioni del dott. Pistor che curava un anziano calzolaio asmatico e sordo, con trattamento endovenoso di procaina, sostanza che in quel tempo dava risultati terapeutici soddisfacenti ma fugaci . Dopo un iniziale iniezione endovenosa l’ anziano non ebbe immediati benefici , ma durante la notte quest’ ultimo sentì i rintocchi dell’ orologio,cosa che non avveniva da molti anni. Tale miglioramento persistette fino al mattino successivo, cosa che spinse il dott. Pistor una volta costatato tale effetto sugli altri pazienti, a somministrare il suddetto farmaco per via sottocutanea il più possibile vicino al punto patologico, con notevole miglioramento della sintomatologia . In seguito ulteriori sperimentazioni portarono ad un sempre maggior impiego di tale metodica con notevole diversificazione terapeutica, fino alla stesura di un vero e proprio protocollo terapeutico. Quest’ultimo veniva denominato appunto “ mesoterapia “, perché le microiniezioni locali andavano a stimolare selettivamente tessuti di origine mesodermica. La mesoterapia in Italia, dopo un iniziale periodo di perplessità e di riflessione si è distaccata da quella francese per assumere una fisionomia propria rispondente ad un razionale scientifico. All’inizio degli anni ’70 coloro che, si recarono a Parigi ad apprendere la mesoterapia dallo stesso ideatore, il dr Michel Pistor, pur apprezzandone l’efficacia e i vantaggi, non potevano rimanere sconcertati di fronte all’utilizzazione di assurde associazioni farmacologiche e alle pretese, numerose indicazioni. La mesoterapia, come già detto, non è altro che l’iniezione intradermica distrettuale di farmaci della F.U., gli stessi farmaci che, per le stesse indicazioni cliniche, sarebbero stati utilizzati per via sistemica. Con aghi molto sottili ( 27 G o 30 G, 4mm di lunghezza ) s’iniettano piccole quantità di farmaco nel derma corrispondente alla proiezione cutanea dell’organo o parte di organo che è sede di un processo patologico. L’assorbimento del farmaco a livello dermico è piuttosto lento, di conseguenza si formerà un piccolo deposito che andrà esaurendosi in tempi che superano le 12 ore. Quest’azione prolungata del medicamento interesserà soprattutto i recettori del distretto in cui è presente la patologia da trattare, soltanto una minima parte delle molecole medicamentose entrerà in circolo. Con questo metodo piccole dosi di farmaco sono sufficienti per realizzare sorprendenti effetti terapeutici. Per fare un esempio, nel caso di un’artralgia, la metà della fiala di un FANS iniettato nel derma può dare risultati paragonabili a quelli di un ciclo di terapia sistemica di sette giorni dello stesso farmaco. La differenza di effetti fra somministrazione sistemica e somministrazione intradermica distrettuale è legata alla diversa cinetica dei farmaci: mentre con la somministrazione sistemica il medicamento deve raggiungere un’ottimale concentrazione plasmatica affinché un’idonea frazione possa raggiungere la sede d’azione, con quella intradermica, eseguita in stretta prossimità del processo morboso, l’azione medicamentosa, non necessitando di elevate concentrazioni plasmatiche, è pressoché immediata e si prolunga per parecchie ore. Da qui l’importanza d’iniettare rigorosamente intraderma piccole dosi di medicamento con ago singolo opportunamente inclinato secondo lo spessore cutaneo.
Definizione di mesoterapia
È una terapia farmacologia, intradermica, localizzata. Consiste nell’inoculazione di un farmaco della Farmacopea Ufficiale nel derma di un area ben definita in quanto corrispondente alla proiezione cutanea di un organo che è sede di un processo patologico. È un atto d’esclusiva competenza del medico. È una tecnica d’iniezione farmacologia e fa parte della Medicina Ufficiale. Grazie a questa tecnica, con piccole dosi di medicamento, si realizzano importanti risultati terapeutici con riduzione del rischio di effetti iatrogeni. La mesoterapia non esclude altre vie d’utilizzazione farmacologia né altri presidi terapeutici.
Metodo
Su cute accuratamente detersa, si procede con una serie di microiniezioni rigorosamente intradermiche in corrispondenza della proiezione cutanea dell’organo o parte d’organo di cui si vuole curare la lesione. Per microiniezione si intende l’inoculazione di 0.10 – 0.20 ml di farmaco. L’iniezione intradermica si ottiene mediante l’infissione dell’ago angolata sul piano cutaneo, in modo da provocare la formazione d’un piccolo pomfo. Il numero dei pomfi, distanziati mediamente di uno – due centimetri, deve essere sufficiente ad interessare, in tutta la sua estensione, la superficie da trattare. Nel trattamento della cosiddetta cellulite la mesoterapia viene utilizzata sia per introdurre farmaci ad attività lipolitica ( adiposità localizzata ), sia per introdurre farmaci ad azione flebotonica ( PEFS al primo stadio ) o ad azione fibrinolitica ( PEFS al secondo stadio ).
L’alternativa della terapia omeopatica
Un modo alternativo di curare i vari stadi della PEFS è basato sull’utilizzo di prodotti omeopatici anziché farmaci allopatici. Ovviamente non tutte le sostanze farmacologiche allopatiche somministrabili con la mesoterapia tradizionale possono essere “ sostituite “ da un medicinale omeopatico, giacchè non esiste una correlazione diretta tra le due categorie, ma vi sono situazioni terapeutiche sovrapponibili. Tutti i preparati omeopatici utilizzabili per la mesoterapia sono confezionati in fiale o fialoidi e vengono preparati da estratti a base animale o vegetale mediante processi di dinamizzazione e diluizione; procedimenti che, sono alla base della terapia omeopatica della PEFS. Le tecniche mesoterapiche rimangono invariate, ma con dei notevoli vantaggi e garanzie per la paziente e per il medico sia di ordine qualitativo a difesa dell’organismo sia per la sicurezza del medico a livello legislativo. Essendo infatti sostanze di derivazione animale o naturale, i prodotti omeopatici sono altamente compatibili con il fisico umano, senza il rischio di reazioni allergiche o crociate. I prodotti omeopatici possono essere utilizzati sia singolarmente che in coctail di vario genere, senza doversi attenere strettamente a protocolli specifici.
Risposta alla terapia
Le pazienti rispondono ai trattamenti in maniera differente, in base al problema fisico e alla capacità di adattamento alla terapia. Esiste un leggero divario di tempo d’azione tra la terapia omeopatica e quella tradizionale. Occorre comunque precisare che ogni terapia, sia questa omeopatica o tradizionale, deve essere correlata ad una dieta alimentare ben precisa e studiata appositamente per permettere una migliore eliminazione dei cataboliti. Anche l’attività fisica è consigliata per mantenere un buon tono muscolare, giacchè alla base di alcuni inestetismi della cellulite ci sono problemi di microcircolazione, e il movimento fisico contribuisce al ripristino del flusso sanguigno fisiologico.

TRI-ACTIVE

Sistema dermodynamic, affronta il problema della cellulite avvalendosi dell’azione combinata di un sistema di raffreddamento localizzato in grado di ridurre rapidamente la raccolta edematosa, di un massaggio ad aspirazione ritmica capace di stimolare la pompa linfodrenante, di una profonda stimolazione laser che favorisce la neoangiogenesi dei vasi intradermici e il ripristino del micro circolo arterioso, venose e linfatico.
Il sistema triactive, si adatta, grazie alla duttilità dei suoi manipoli, alle esigenze anatomiche, consentendo al professionista il facile trattamento di zone ampie: fianchi, glutei, cosce, gambe; e localizzate: volto, zigomi, collo, palpebre.