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Iniezioni di botox

Iniezioni al tappeto. Tutto nasce da uno sguardo spento. Sharla Helton, ginecologa 48enne a Oklahoma City e direttore del Lakeside Women’s Hospital, vuole agire sulle sue rughe gabellari (per intenderci quelle in mezzo alle sopracciglia), unica zona del corpo dove è consentito l'utilizzo estetico della tossina botulinica in Italia e all'estero. Nel 2006 si rivolge a un medico che le inietta del Botox (in gerco scientifico il batterio Clostridium botulinum). Iniziano i guai. Sharla comincia ad avere problemi alla vista (diplopia), indolenzimenti agli arti e un senso di spossatezza cronico. La diagnosi è: botulismo. In poco tempo perde il lavoro. Così si rivolge a Ray Chester, avvocato texano che in passato si era già trovato a difendere numerose clienti contro Allergan, colosso farmaceutico che produce il Botox. L'11 maggio Chester e Sharla vincono la causa: i giurati condannano Allergan per negligenza, vale a dire per non aver rivelato tutti i rischi legati all’uso estetico del Botox. Il risarcimento? 15 milioni di dollari.

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