L’invidia di Venere, Storia della chirurgia estetica

Oltre le protesi c’è di più.
Anche la chirurgia plastica ha un’anima e una storia che inizia secoli fa. Già alla fine del Cinquecento il bolognese Gaspare Tagliacozzi ricostruiva nasi, orecchie, labbra colpite da malattie prelevando pelle da altri parti del corpo.
Il libro “L’invidia di Venere – Storia della chirurgia estetica” di Elizabeth Haiken (Odoya, 20 euro), arricchito dalla prefazione del chirurgo estetico Marco Gasparotti (che, contrariamente alle aspettative, non difende affatto le modifiche artificiali acriticamente) racconta la lunga avventura di questa capacità dell’uomo di intervenire sul proprio corpo, a fini medici e poi estetici. Si va dai primi, scandalosi e inconcepibili, interventi estetici come quello sul naso dell’attrice Fanny Brice negli anni ’20 e si passa poi per il rifiuto altrettanto incomprensibile di Barbra Streisand di ridimensionare il suo, in epoca di ottimismo americano “self-made man”.
Sulla base di conoscenze accumulate durante i conflitti mondiali in cui la medicina si evolve rapidamente per ricostruire volti e corpi amputati dalla guerra, si inseriscono presto la cultura di massa, i pregiudizi razziali, la volontà di aderire a certi modelli e quella dell’autoderminazione anche fisica.
E analizzando anche icone pop come Michael Jackson e Cher si arriva oggi, epoca in cui, dice Gasparotti, il 20% delle pazienti che si rivolgono al chirurgo hanno preoccupantemente tra i 16 e i 18 anni.
E che ci ricorda che se è vero che il bello colpisce l’occhio, è il merito (leggi intelligenza, carisma, capacità) che conquista il cuore.

di Elisa Poli

leggi l’articolo su RepubblicaD.