La chirurgia estetica nuziale

Saranno pure diminuiti i matrimoni italiani, falcidiati da convivenze, disillusioni e insicurezze varie ma fra le circa 250 mila spose, e pure tra parecchi sposi che ogni anno si presentano all’altare o dall’assessore, c’è la certezza di un minimo comun denominatore. Sentimenti e incrollabili certezze morali non c’entrano. Perché ad aggregare chi pronuncia il fatidico sì è invece una vanesia ossessione collettiva: il terrore di fotografie e filmini impietosi verso nasi poco vezzosi e scarni décolleté che faticano a riempire gli abiti da sposa. Un insuperabile problema d’immagine che porta tanti a bussare allo studio del chirurgo estetico. «Non è chiaro se la gente ormai si sposi soprattutto per il film delle nozze o se utilizzi il matrimonio come pretesto per farsi regalare il seno nuovo che sogna da anni» scherza il guru della chirurgia estetica Marco Gasparotti. Paga la mamma,che poi il dono di nozze lo farà anche a se stessa “il botox o addirittura un lifting per non apparire più vecchia della figlia o, giammai, della consuocera” chiosa Gasparotti, analizzando l’effetto domino. II delirio nuzial·estetico ha un nome <wedding surgery>, chirurgia matrimoniale, moda importata come al solito dagli Stati Uniti, dove i siti di gossip a luglio si sono immensamente interrogati sui ritocchi ai quali si sarebbe sottoposta prima di dire si Chelsea Clinton (si sospetta di naso, labbra e mento). Ora sul canale E! è partito un nuovo reality show: Brydalplasty: la vincitrice viene spedita prima dal chirurgo e quindi all’altare dal marito che solo allora scoprirà, non si sa se più contenuto o sgomento, il nuovo volto dell’amata.

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