Rischio dell’intervento chirurgico

Ogni atto medico prevede delle possibili complicanze. In qualsiasi intervento chirurgico esiste un certo grado di rischio.
Qualsiasi procedura chirurgica, per quanto limitata possa essere ed eseguita su pazienti in buone condizioni generali, comporta sempre la non prevedibile possibilità di insorgenza di complicazioni generali il cui tipo e gravità sono, talvolta, non prevedibili.
Gli interventi di chirurgia estetica possono e debbono essere realizzati a « rischio zero » o quasi, perché eseguiti su persone che stanno bene e vogliono stare meglio.
Se una persona gode di buona salute, se i suoi esami non rivelano alcuna disfunzione o anomalia, se nella vita non ha contratto malattie gravi, né è stata sottoposta a interventi chirurgici «maggiori», potrà affrontare con tutta serenità un intervento di chirurgia estetica, in quanto il rischio possibile è quasi zero.
Non bisogna sopravvalutare i rischi, ma è necessario prendere coscienza che un intervento chirurgico, anche se apparentemente
semplice, può comportare un qualche imprevisto.
Qualità delle cicatrici dopo un intervento di chirurgia estetica
Ogniqualvolta si pratica un’incisione sul corpo umano, si forma una cicatrice, per quanti sforzi si facciano per renderla il meno evidente possibile. Ogni intervento chirurgico ha, come esito, la presenza di una o più cicatrici più o meno nascoste ma sempre rintracciabili.
Voler fare il bilancio di un intervento prima che la cicatrizzazione sia conclusa è sbagliato. Prima dell’intervento è bene avvertire i pazienti di questo periodo necessario; spesso, infatti, non c’è confronto tra l’aspetto che una cicatrice o un naso hanno 15 giorni dopo l’operazione e 3 mesi più avanti.
La maggiore o minore evidenza delle cicatrici dipende in parte dalla reattività cicatriziale individuale: ogni persona, cioè, forma cicatrici in maniera legata alla reattività dell’organismo. Così, dopo un intervento chirurgico si notano persone nelle quali non si vedono quasi (e sottolineiamo il quasi) i segni dell’intervento e altre invece in cui questi segni possono essere più evidenti.
La cicatrice finale è il prodotto di una duplice azione:
quella del chirurgo: 50%,
quella del paziente: 50%.
Il chirurgo deve suturare i margini di una ferita nel modo più preciso, scrupoloso e abile; ma è il paziente che produce quella «colla biologica» che è il tessuto cicatriziale: è la reazione
del corpo che determina la migliore o minore riuscita della sutura chirurgica e, quindi, della «invisibilità» della cicatrice.
Le cicatrici hanno evoluzioni molto personali per quanto riguarda grandezza, consistenza, colorito e sono prevedibili solo fino a un certo punto. Se la «colla» (ovvero il tessuto cicatriziale) verrà prodotta in quantità insufficiente, la cicatrice si presenterà depressa e allargata; se ne verrà prodotta in quantità eccessiva, si potrà avere una cicatrice spessa (chiamata «ipertrofica», cioè esuberante) oppure addirittura arrossata e talora dolente e dalla forma variabile: il cheloide.
Il normale processo di cicatrizzazione può essere, tuttavia, alterato da:
• fattori genetici;
• micro-angiopatia diabetica e anomalie della vascolarizzazione e/o dell’innervazione;
• carenza proteica;
• uso di ormoni;
• eccessivo fumo di tabacco.
In sostanza è la reazione del corpo che determina la migliore o minore riuscita della sutura chirurgica e, quindi, della «invisibilità» della cicatrice. Le carnagioni chiare sono predisposte a una buona cicatrizzazione, mentre quelle scure o rosse tendono a sviluppare più facilmente cicatrici ipertrofiche o cheloidee.
Qualora si verifichi l’insorgenza di una cicatrice anti-estetica, è comunque possibile ottenerne il miglioramento mediante terapia medica o chirurgica.